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I Walk Alone



Titolo del Libro: I walk alone

Nome Editore: youcanprint

Autore: Salvatore Pannone

Salvatore Pannone nasce nel settembre del 1992 a Napoli. Dottore in psicologia clinica, sta svolgendo il tirocinio post lauream previsto per ottenere l’abilitazione. Con la passione per la lettura e per la scrittura sin dalla preadolescenza, legge e scrive durante il tempo libero. Ha pubblicato attualmente un romanzo (I walk alone) e vinto diversi concorsi di poesia. Attivista, crede in un’ideologia societaria di stampo socialista, basata sul concetto di uguaglianza sociale.

Cittadino del mondo e anti-capitalista, si definisce alleato dei lavoratori oppressi e manifesta (simbolicamente e concretamente) la sua vicinanza agli stessi così come agli emarginati e alle forme di minoranza non tutelate (di genere e di razza in primis). Si serve dell’arte della scrittura per dare voce alle sue idee, non a caso il suo genere preferito risulta essere legato al filone della fantascienza distopica, senza però disdegnare il fantasy e i romanzi di formazione.

Progetta di fondare un’associazione culturale per meglio divulgare il suo credo di uguaglianza sociale.

Condivide ciò che scrive sulla sua pagina facebook “Salvatore Pannone”.

Sta già lavorando a nuovi progetti letterari.

Ecco le sue attuali pubblicazioni:
I walk alone (romanzo di fantascienza distopica e di formazione).
Vento di primavera (poesia)
Vincere la vita (poesia)
Se non fosse per te (poesia)
Il coraggio di volare (poesia)
Salice piangente (poesia)
Risulta tra i vincitori dei seguenti concorsi letterari nazionali:
Poeti italiani 20016
Amore e psiche
Vento a Tindari
365 pagine da scrivere-Agenda 2017
Poesie e lettere d’amore 2017.

 

Il Libro

I walk alone è il romanzo d’esordio di Salvatore Pannone. Il genere è legato al filone della fantascienza apocalittica e distopica ma ben si sposa con le caratteristiche legate al romanzo di formazione. Prima di inoltrarci, però, nella disamina dello stesso, ecco brevemente la trama: La Terra viene travolta da un’ascesa di meteoriti. I governi mondiali non riescono ad avvisare in tempo i civili, costretti a dover fare i conti con le nefaste conseguenze della sciagura.

Tra un vecchio mondo polverizzato e un nuovo mondo da riedificare, l’unica certezza sarà che l’uomo non impara mai dai propri errori.

Il protagonista del romanzo, Kaleb, lungo il cammino capirà che i meteoriti non saranno l’unico pericolo da cui difendersi poiché l’uomo, dall’animo fallace, sa essere anche più pericoloso di una catastrofe. In un ibrido di apocalisse e distopia, si tesserà una trama dove bisognerà affrontare calamità naturali e comunità societarie controverse createsi a seguito della calamità stessa. Infatti, nel “nuovo mondo”, prolifereranno organizzazioni di stampo capitalista, preda del fanatismo religioso e governate da élite che si arrogano il diritto di decidere delle vite umane. Kaleb incontrerà Jessica, James e la piccola Kat, con cui condividerà il viaggio.

Insieme dovranno anche fare i conti con la loro filosofia di vita del “camminar soli” che li spinge a non voler instaurare legami di intima affettività con nessuno e durante il cammino affronteranno un percorso di crescita psicologica ed esistenziale che li porterà ad affrontare i loro terribili fantasmi, per superare quei nodi irrisolti sin dall’infanzia. Ma un terribile segreto si cela dietro l’indugio dei governi nell’avvisare i civili. Dietro l’ombra di quel ritardo si nasconde un terribile piano.

Il protagonista del romanzo è Kaleb, uno studente universitario di quasi 22 anni, in procinto di laurearsi. Vive da solo per motivi di studio e da solo si ritroverà a dover fronteggiare l’inizio della catastrofe. Riflessivo e introverso, ha passato praticamente tutta la sua vita emarginato e non capito dai compagni delle varie scuole da lui frequentate. Vittima di bullismo, si sente legato solo ai genitori e, eccezion fatta per loro, vuole “camminare solo” in questa vita.

La co-protagonista è Jessica, ragazza di 19 anni neodiplomata e in procinto di iscriversi al college. Con una tragica storia familiare alle spalle, storia svelata durante il romanzo, sarà ella stessa restia a volersi legare a qualcuno nella vita. Testarda ma dall’animo puro, creerà un inaspettato legame con Kaleb.

James e la figlia Kat completano il quadro dei protagonisti. James è un astronomo in preda a una rassegnata solitudine. Persa la moglie tanto amata per una grave malattia e abbandonato da tutti i familiari, si è ritrovato solo con la piccola Kat e con lei condivide ogni cosa nella vita.

Per fato o per caso, intrecceranno i loro cammini e, insieme, cercheranno la sopravvivenza nel “nuovo mondo”.

Al seguito della prima ondata di meteoriti, il mondo si ritroverà polverizzato ma, nel giro di poco tempo, i pochi sopravvissuti creeranno nuove società, tutte estremiste e chiuse a qualsiasi “straniero”. La prima con cui Kaleb dovrà fare i conti sarà la comunità di stampo capitalista e nazionalista di Marcus, una comunità dove l’unico ad aver salvato mezzi di sussistenza costringerà tutti i disperati che han perso tutto, a massacrarsi di lavoro in cambio di poche briciole. La cosa però peggiore, per Kaleb, risiede nel fatto che Marcus ha creato un’egemonia anche culturale, poiché i proletari da lui sfruttati appoggiano le sue idee («Chi ha il potere materiale avrà anche il potere politico e chi ha il potere politico avrà anche il potere morale.

Quello che pensano loro diventa giusto, diventa il pensiero di tutti. Si chiama egemonia e ti porta a condividere cose anche se vanno contro i tuoi interessi. Questa povera gente è troppo ingenua per capirlo e quindi è vittima dei soprusi di quei due. Sono disperati e sono affamati e quindi si bevono le loro boiate. “Finché non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza” diceva Orwell»).

Tale comunità non è, inoltre, aperta ai membri esterni ad essa, etichettati come “stranieri” o “forestieio” («Erano degli stranieri che volevano trasferirsi clandestinamente nella nostra terra, come degli immigrati» esclamò Marcus senza batter ciglio.
«Volevano solo salvezza. Scappavano dalla morte e dalla distruzione ed erano alla ricerca di un posto più sicuro» ribatté Kaleb. «Non è un problema nostro. Vengono prima gli abitanti di New Headington». «NO. VENGONO PRIMA LE PERSONE»).

Altra tappa del viaggio sarà la comunità di stampo religioso-cattolico di Padre Rodrigo, abitata da fanatici convinti che la calamità sia in realtà l’apocalisse, generata da Dio per punire i peccatori. Bigotti e chiusi nella loro ristrettezza mentale, portano avanti la loro delirante realtà («C’è la mano di Dio dietro questi meteoriti» disse l’uomo.

«Non è vero. C’è una spiegazione scientifica dietro questo fenomeno. Vi prego, ragionate e mettetevi in viaggio per salvarvi» rispose Jessica, ancora determinata a farli ragionare.

«La scienza è la miserabile arma di cui si serve il diavolo per gettare nell’animo umano il seme del peccato» a dire queste parole fu Padre Rodrigo in persona che si avvicinò a loro e partecipò alla conversazione.

«Mi scusi ma mi permetto di dissentire. Anche io ho fede in Dio ma la scienza offre progressi e conoscenze laddove la religione tace» rispose James con la sua consueta calma.
«La scienza è l’arroganza di chi non vuole sottomettersi al Signore» Padre Rodrigo sembrava imperterrito.
«Mi scusi ma…» mentre James stava per continuare, Kaleb lo interruppe:
«Tu ti scusi troppo» gli disse «non ne vale la pena con questa gente».

Poi si rivolse verso il prete:
«La scienza non è arroganza, la scienza rappresenta il dubbio, la voglia di voler “sapere”, è la curiosità che ci spinge a cercare nuove conoscenze. La scienza è la modestia e l’umiltà di chi sa di non sapere tutto».

«La conoscenza non spetta all’uomo ma solo a Dio. L’uomo deve affidarsi e prostrarsi al Signore. Chi cerca ostinatamente la conoscenza infrange la morale ed è un peccatore(…)La vita va vissuta affidandosi alla religione cristiana» disse il prete ottenendo il consenso di tutti quanti erano posti lì ad ascoltare.
«La religione è solo un mezzo di manipolazione di massa. Guarda questi come li hai ridotti, sono persone senza un briciolo di volontà, schiavi degli antichi dogmi religiosi professati da gente come te. Sinceramente preferisco vivere nel nome della scienza che rappresenta l’evoluzione ed il progresso»).

Tra una comunità e un’altra, vedremo il triste passato dei protagonisti, tutti accomunati, come dicevamo, dalla loro filosofia del “camminare soli” in questa vita. Negli stessi (terribili) anni in cui Kaleb conviveva con episodi di bullismo e di emarginazione sociale, Jessica non se la passava molto meglio. I loro problemi erano però di natura diversa. Jessica aveva perso la madre, morta per complicazioni arrivate al momento del parto. Suo padre disperò per la cosa e accusò inconsapevolmente la figlia della morte della moglie.

Questa inconsapevolezza lo portò a essere un genitore completamente assente. Jessica crebbe senza madre e con un padre assente e, come logica conseguenza di ciò, si rintanò in una solitudine e in una forte incapacità a legare con gli altri ma, cosa ancora peggiore, lei non voleva affezionarsi a nessuno, quasi non ne sentisse il bisogno (“Un giorno, quando aveva quindici anni all’incirca, tornò a casa da scuola e dovette fare i conti con la solita scenata di un padre ormai sempre più ubriaco e sempre meno genitore. Quando aprì la porta, lo trovò con del liquore in mano e con le lacrime agli occhi.

«Eccola qui» le disse «la mia assassina preferita» queste glaciali e terribili parole Jessica era costretta a sentirsele dire spesso(…)il padre la bloccò per un braccio e le tirò uno schiaffo al viso.
«È tutta colpa tua se la mamma è morta» le disse poi. Jessica riuscì a liberarsi dalla presa di un uomo ubriaco e, senza dire una parola, corse via dalla casa sbattendo la porta(…)Andò a casa di alcune amiche e chiese di restare là per pranzo. Non le considerava veramente amiche ma era diventata molto abile a fingere. Ogni giorno indossava una maschera che le permetteva di sembrar ben adattata tra quelle persone che la circondavano a scuola ma era solo una farsa (…)andarono poi insieme a fare shopping(…)Misurarono molti vestiti, specchiandosi ogni volta. Jessica però si immobilizzò alla vista dello specchio e rimase in disparte(…)Jessica non si guardava più allo specchio da anni, terrorizzata di imbattersi in quella maschera che si era costruita e che aveva imparato talmente bene ad indossare ogni giorno che ormai non sapeva più dove finiva la finzione e iniziava la realtà).

La componente politica è legata al ruolo di Zap, l’ignorante quanto presuntuoso primo ministro inglese, messosi subito in salvo prima della catastrofe. Solo dopo diverse ondate di meteoriti, i governi si metteranno in contatto con gli ormai pochissimi sopravvissuti, invitandoli nei vari bunker costruiti precedentemente. Lì, i disperati ancora in vita, subiranno ogni giorno una sorta di inconsapevole lavaggio del cervello, su ordine del governo stesso (“«Nel nuovo mondo che verrà dovremo subito compattarci e ripopolarlo secondo i nostri ideali: patriottismo, nazionalismo, fede e famiglia. Non ci sarà più posto nel nuovo mondo per vecchie malsane idee come l’integrazione con razze altre dalla nostra, nessun suicidio genetico avverrà, verrà perseverata la razza pura.

Niente più perversioni o abomini saranno concessi. Un nuovo mondo sorgerà e sarà sotto il segno della nostra cultura, della nostra storia, dei nostri antichi e sacri valori».
Tutti annuirono mostrando un certo accordo ma Gif era terrorizzato e sconcertato. Cosa significava quel discorso? Cosa stavano tramando i governi?”).

Durante il cammino non mancheranno perdite e lutti con cui i protagonisti dovranno fare i conti («Nel ripensare a quelle parole che mai più avrebbe udito, urlò al mondo il logorante dolore della sua anima nel silenzio di una lacrima”).

Tra intrighi e colpi di scena, tutte le sotto-trame si intrecceranno, fino ad arrivare al gran finale ma, pur tra struggenti drammi, Kaleb cercherà di mantenere fede alle sue idee (“Kaleb pensò che i governi mondiali sapevano dell’arrivo dei meteoriti e avevano approfittato di ciò per fare un po’ di “piazza pulita”. Ripulita da etnie e culture considerate inferiori, ripulita da quasi tutti i civili del pianeta, ripulita, soprattutto, da tutti i membri con potere politico ma con diversa ideologia rispetto a quella dominante. Il nuovo mondo era nelle mani di movimenti estremisti. Movimenti che avevano riportato l’onda della becera ideologia di un nazionalismo misto a capitalismo. Ideali sporchi e squallidi di presunta superiorità razziale, idee di “razza pura”. Era questo il loro intento. Il loro piano era perfettamente riuscito: erano loro gli indiscussi padroni del nuovo mondo e avrebbero educato le nuove generazioni secondo i loro “valori”. Volevano creare una nuova era ove tutti la pensassero secondo quanto da loro inculcato ma c’era qualcuno con cui fare i conti, uomini come Kaleb e Jessica, rivoluzionari nel sangue. Finché v’erano persone come loro, finché v’era chi ancora credeva in un mondo giusto, paritario, pronto ad abbattere le barriere e a costruire ponti, finché v’era chi si considerava figlio del mondo , l’opposizione sarebbe stata più viva che mai!”).

Il romanzo è stato, inoltre, letto e apprezzato dalla scrittrice Serene Baldoni, che così lo commenta:

“Una fantascienza ben ideata, messa al servizio di denunce sociali e di una crescita psicologica dei protagonisti. I walk alone ha il dono di lasciarti con il fiato sospeso fino all’ultima pagina”.

 

Formato del Libro: Digitale e Cartaceo

 

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