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Poesia San Martino



San Martino è un’opera poetica di Giosuè Carducci, il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906. La poesia fa parte della raccolta “Rime nuove”, liriche prodotte dal Carducci dal 1861 al 1887.

La poesia dal titolo San Martino, in maremma pisana, fu pubblicata nel supplemento “Natale e Capo d’anno” dell’Illustrazione Italiana del dicembre 1883.

Un’ipotesi avanzata accomuna l’opera San Martino del poeta a quella di  Ippolito Nievo, di venticinque anni prima, per i netti richiami alla nebbia, colli, mare, pensieri, uccelli, vespero, rosseggiare, ecc.

Il titolo della poesia fa riferimento alla data dell’11 novembre, ovvero San Martino, giorno italiano in cui si celebra la maturazione del vino nuovo.

 

TESTO DELLA POESIA SAN MARTINO

La nebbia a gl’irti colli

piovigginando sale,

e sotto il maestrale

urla e biancheggia il mar;

 

ma per le vie del borgo

dal ribollir de’ tini

va l’aspro odor dei vini

l’anime a rallegrar.

 

Gira su’ ceppi accesi

lo spiedo scoppiettando

sta il cacciator fischiando

su l’uscio a rimirar

 

tra le rossastre nubi

stormi d’uccelli neri,

com’esuli pensieri,

nel vespero migrar.

 

PARAFRASI SAN MARTINO

La nebbia, dissolvendosi, lascia il posto ad una leggera pioggerella. Risale per le colline rese ispide dalle piante ormai prive di foglie. Spinto dal freddo vento di maestrale, il mare rumoreggia infrangendosi sulla scogliera con imponenti onde di spuma bianca. Per le vie del paesello, si propaga dai tini, proprio dove ferma il mosto, l’odore aspro del nuovo vino che allieta gli umori dei paesani del borgo.



Sui ceppi che bruciano nel frattempo scoppietta il grasso che cola dallo spiedo. Il cacciatore, fischiettando, rimane sull’uscio a guardare gli stormi d’uccelli che, in contrasto con il colore delle nubi rossicce all’imbrunire sembra scontrarsi con i suoi cupi pensieri prima di volare via nella quiete del tramonto.

 

ANALISI DEL TESTO POETICO

La particolarità della sonorità di San Martino è stata resa celebre al mondo dal cantante Fiorello, divenuto una hit intramontabile.

San Martino è stata composta dal Carducci adottando la metrica dell’odicina anacreontica, quattro quartine di settenari. Il particolare schema di rime si divide in: ABBC DEEC FGGC HIIC.

Carducci descrive un paesaggio in bianco e in nero, mentre l’eccezione del colore rossastro è dedicato interamente al volo degli uccelli scuri, affinché essi risaltino nel componimento poetico.

L’atmosfera del borgo è descritta in contrasto con il suono del mare in tempesta fomentato dal vento maestrale. Il senso di inquietudine si allevia, mano a mano, mentre si gunge verso la cima e quasi svanisce in presenza della nebbia che cela la verità. L’allegria è ritrovata all’interno del borgo, con il rumore del mare lontano alle spalle, mentre gli odori del vino e della carne allo spiedo si diffondono nell’aria.

I suoni sono quelli della pace autentica, del vino che ribolle nelle botti, la legna che scoppietta in contrapposizione al vento, all’agitare di un mare come condizione dell’umanità stessa.

E’ questa la consolazione raggiunta sulla cima della collina, del cibo e del buon vino, un modo per lasciarsi alle spalle il resto della vita. La serenità risiede nel volo degli uccelli in contrasto con il cielo in rossore, ammirato dallo stesso cacciatore appoggiato sull’uscio di casa.

La felicità descritta ha però una durata effimera in attesa della notte e delle sue tenebre che il Carducci lascia presagire chiaramente.




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