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Poesie Alda Merini



Alda Merini, nata il 2 marzo del 1931 a Milano e deceduta il 1 novembre del 2009, è stata una grande poetessa italiana, una scrittrice e un’aforista.

Nata da una famiglia di condizioni modeste, Alda frequenta e termina il ciclo elementare con voti particolarmente alti e si iscrive poi ai tre anni di avviamento al lavoro presso l’Istituto “Laura Solera Mantegazza” a Milano. Non tutti forse ricordano il suo tentativo di ammissione presso il Liceo Manzoni fallito, proprio durante la prova richiesta di italiano.

Tuttavia riesce ad emergere come esordiente alla sola età di 15 anni. Nel 1947 l’autrice si imbatte nelle sue prime tormente mentali, fluite in un ricovero di trenta giorni presso la clinica Villa Turro a Milano. La diagnosi è quella di un disturbo bipolare della personalità.

Da quel momento in poi la sua vita proprende verso nuove pubblicazioni e incontri, amicizie strette, fra cui Salvatore Quasimodo, e relazioni sentimentali, come il matrimonio contratto con Ettore Carniti il 9 agosto 1953. Dopo la nascita della prima figlia comincia per lei un’altra fase di isolamento con un secondo internamento al “Paolo Pini”, durato fino al 1972. Dal matrimonio nascono altri tre figli e nel 1979 nascono le sue opere più importanti, tratte dalle esperienze vissute in ospedale.  Con la composizione “La Terra Santa” si aggiudicherà, nel 1993, il Premio Librex Montale. Alla morte del marito le pene della Merini sprofondano nuovamente nel tormento fino al 1983, anno in cui contrae un nuovo matrimonio con l’anziano poeta Michele Pierri.

Nel luglio del 1986, reduce di un’altra esperienza degli orrori all’ospedale psichiatrico di Taranto, fa ritorno a Milano in cura presso una dottoressa.

Gli anni a venire rappresntano per l’autrice una serie di innumerevoli trionfi e conquiste letterarie, riconoscimenti e apparizioni televisive in documentari a lei dedicati.

A causa di un tumore osseo Alda Merini muore il l 1º novembre 2009, all’età di 78 anni, all’ospedale San Paolo di Milano, ed è attualmente tumulata al Cimitero Monumentale di Milano, nella Cripta del Famedio.

Le opere di Alda Merini sono un tripudio all’amore, alla vita, al dolore, al tormento, ai figli, ai dispiaceri, alle trappole della mente, rivolte al suo perenne vuoto, all’intensa e devastante esperienza in manicomio. La Merini rappresenta uno degli esempi di donna, madre, moglie, vittima e ancora nuovamente donna che risorge dalle proprie ceneri come un’araba fenice, riuscendo a non perdere la sua sete d’amore, nonostante le cicatrici interiori indelebili.

Una delle autrici più complete e schiette, versatili e fragili del nostro tempo.

 

ALDA MERINI – POESIE PIU’ FAMOSE

LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO (pubblicato da Bompiani nel 1995)

“Comunemente si pensa che si possa scegliere la vita e il genere di vita che più ci compete, ma è difficile per tutti sottrarsi all’impero della nascita, e a quello più urgente del dolore”.

L’opera nasce da annotazioni, pagine di diario prive di data, racconti di amori trovati e perduti, sentimenti, paure, tormenti e ricordi che si muovono a ruota libera, di getto.

 

NON HO BISOGNO DI DENARO

Io non ho bisogno di denaro.

Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,

di fiori detti pensieri,

di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi,

di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia,

questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

La mia poesia è alacre come il fuoco

trascorre tra le mie dita come un rosario

Non prego perché sono un poeta della sventura

che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,

sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,

sono il poeta che canta e non trova parole,

sono la paglia arida sopra cui batte il suono,

sono la ninnanànna che fa piangere i figli,

sono la vanagloria che si lascia cadere,

il manto di metallo di una lunga preghiera

del passato cordoglio che non vede la luce.

 

ACCAREZZAMI

Accarezzami, amore

ma come il sole

che tocca la dolce fronte della luna.

Non venirmi a molestare anche tu

con quelle sciocche ricerche

sulle tracce del divino.

Dio arriverà all’alba

se io sarò tra le tue braccia.

 

E POI FATE L’AMORE

E poi fate l’amore.

Niente sesso, solo amore.

E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,

sul collo, sulla pancia, sulla schiena,

i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,

e occhi dentro occhi.

Intendo abbracci talmente stretti

da diventare una cosa sola,

corpi incastrati e anime in collisione,

carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure,

baci sulle debolezze,

sui segni di una vita

che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.

Intendo dita sui corpi, creare costellazioni,

inalare profumi, cuori che battono insieme,

respiri che viaggiano allo stesso ritmo,

e poi sorrisi,

sinceri dopo un po’ che non lo erano più.

Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,

perché l’amore è arte, e voi i capolavori.

 

PRIMA CHE SI CONCLUDA

Prima che si concluda questo amore

lascia che io ringrazi il mio destino

per il bene assoluto che m’ha dato,

per la fame dei sensi, per l’arsura

che mi ha preso alla gola. Prima di andare

lascia che ti riporti sul cammino

dove giungesti o mio sanato amore

così divino e immobile e lontano

ch’io non oso toccarti. Addio, mai Nume

fu più profondo e grande , mai d’altezze

tali giunsi al confine.

Addio mio inganno.

 

I POETI LAVORANO DI NOTTE

I poeti lavorano di notte

quando il tempo non urge su di loro,

quando tace il rumore della folla

e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio

come falchi notturni od usignoli

dal dolcissimo canto

e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio

fanno ben più rumore

di una dorata cupola di stelle.

 

ASCOLTA IL PASSO BREVE DELLE COSE

Ascolta il passo breve delle cose

-assai più breve delle tue finestre-

quel respiro che esce dal tuo sguardo

chiama un nome immediato:la tua donna.

E’ fatta di ombre e ciclamini,

ti chiede il tuo mistero

e tu non lo sai dare.

Con le mani

sfiori profili di una lunga serie di segni

che si chiamano rime.

Sotto, credi,

c’è presenza vera di foglie;

un incredibile cammino

che diventa una meta di coraggio.

 

IL POETA RACCOGLIE I DOLORI E I SORRISI

Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi

e mette assieme tutti i suoi giorni

in una mano tesa per donare,

in una mano che assolve

perché vede il cuore di Dio.

Ma la città è triste

perché nessuno pensa

che i fiori del Poeta

sbocciano per vivere molto a lungo

per le vie anguste della grazia.

 

BACIO CHE SOPPORTI IL PESO  

Bacio che sopporti il peso

della mia anima breve

in te il mondo del mio discorso

diventa suono e paura.

 

AFORISMI DI ALDA MERINI

La superficialità mi inquieta ma il profondo mi uccide.

 

Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.

 

Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

 

La pazzia mi visita almeno due volte al giorno.

 

Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.

 

La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice.

 

E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali.

 

Nessuno mi pettina bene come il vento.

 

La depressione è un discorso puro sulla creatività.

 

La casa della poesia non avrà mai porte.