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Poesie Neruda



Pablo Neruda, conosciuto per le sue composizioni poetiche, è stato anche un diplomatico e politico cileno, considerato una delle figure più importanti della letteratura latino-americana contemporanea.

Nato a Parral il 12 luglio 1904 e deceduto a Santiago del Cile il 23 settembre 1973, scelse come nome d’arte Pablo Neruda in onore dello scrittore e poeta ceco Jan Neruda.

Nel 1971 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura, omaggiato anche per aver ricoperto incarichi di primo piano diplomatici e politici, come quella del Senatore per il proprio paese. Subì numerose censure a causa del suo schieramento politico in favore del comunismo, dovendo persino espatriare a causa della sua opposizione al governo autoritario di Gabriel González Videla.

Pablo Neruda si spense in un ospedale di Santiago, successivamente al golpe del generale Augusto Pinochet nel 1973.

La causa ufficiale della sua morte fu attribuita aun tumore ma le circostanze in cui avvenne rimasero dubbie. Poco prima infatti sarebbe dovuto partire per un nuovo esilio, e le teorie su un complotto sono tutt’oggi fomentate da opinioni e dubbi mai chiariti.

I sostenitori della tesi dell’assassinio affermano che Neruda non si sarebbe affatto trovato in fin di vita, nonostante la gravità della malattia. Una delle ipotesi formulata fu l’assunzione, da parte di Pinochet, di un sicario agente segreto della CIA collegato anche ad ambienti del neofascismo, Michael Townley, attraverso un’iniezione letale allo stomaco.

 

POESIE PIU’ FAMOSE DI PABLO NERUDA

QUI TI AMO

Negli oscuri pini si districa il vento.

Brilla la luna sulle acque erranti.

Trascorrono giorni uguali che s’inseguono.

 

La nebbia si scioglie in figure danzanti.

Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.

A volte una vela. Alte, alte stelle.

 

O la croce nera di una nave.

Solo.

A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.

Suona, risuona il mare lontano.

Questo è un porto.

Qui ti amo.

 

Qui ti amo e invano l’orizzonte ti nasconde.

Ti sto amando anche tra queste fredde cose.

A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,

che corrono per il mare verso dove non giungono.

Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.

I moli sono più tristi quando attracca la sera.

 

La mia vita s’affatica invano affamata.

Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.

La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.

Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.

La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

 

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.

E poiché io ti amo, i pini nel vento

vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.

 

MI PIACI QUANDO TACI

Mi piaci quando taci perché sei come assente,

e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.

Sembra che gli occhi ti sian volati via

e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

 

Poiché tutte le cose son piene della mia anima

emergi dalle cose, piene dell’anima mia.

Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,

e rassomigli alla parola malinconia.

 

Mi piaci quando taci e sei come distante.

E stai come lamentandoti, farfalla turbante.

E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:

lascia che io taccia col tuo silenzio.

 

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio

chiaro come una lampada, semplice come un anello.



Sei come la notte, silenziosa e costellata.

Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

 

Mi piaci quando taci perché sei come assente.

Distante e dolorosa come se fossi morta.

Allora una parola, un sorriso bastano.

E son felice, felice che non sia così.

 

CORPO DI DONNA

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,

tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d’abbandono.

Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava

e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

 

Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli

e in me la notte entrava con la sua invasione possente.

Per sopravvivermi ti ho forgiata come un’arma,

come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

 

Ma cade l’ora della vendetta, e ti amo.

Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.

Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell’assenza!

Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

 

Corpo di donna mia, persisterà nella tua grazia.

La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!

Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,

e la fatica continua, e il dolore infinito.

 

SE SAPRAI STARMI VICINO

Se saprai starmi vicino,

e potremo essere diversi,

se il sole illuminerà entrambi

senza che le nostre ombre si sovrappongano,

se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo

e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

 

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo

e non il ricordo di come eravamo,

se sapremo darci l’un l’altro

senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo

se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…

 

Allora sarà amore

e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

 

CITAZIONI DI PABLO NERUDA

La poesia è un atto di pace. La pace costituisce il poeta come la farina il pane.

 

Chissà se un giorno, guardando negli occhi di chi ti avrà dopo di me cercherai qualcosa che mi appartiene.

 

In un bacio, saprai tutto quello che è stato taciuto.

 

Ormai non l’amo più è vero,

ma forse l’amo ancora.

È così breve l’amore

e così lungo l’oblio.

 

La timidezza è una condizione strana dell’anima, una categoria, una dimensione che si apre alla solitudine. È anche una sofferenza inseparabile, come se si avessero due epidermidi, e la seconda pelle interiore s’irritasse e contraesse di fronte alla vita. Fra le compagini umane, questa qualità o questo difetto fa parte di un insieme che costituisce nel tempo l’immortalità dell’essere.

 

L’autore Pablo Neruda, che ottenne persino il riconoscimento legale del suo pseudonimo, converge all’interno di tutte le sue opere una corrente trascinata dall’amore. L’amore per la vita, l’amore per una donna, per la sua terra natia, per il suo significato più alto ed egregio, il sentimento stratificato in ogni suo aspetto.

Nonostante il tormento dell’esilio, la testimonianza di una vita inquieta, ma vissuta a pieno, nella sua totalità, come emerge dalla composizione “Memoriale di Isla Negra” apparso per la prima volta nel 1964. Le sue credenze politiche, morali e sociali, tutto è poesia in Neruda e ancora vita capace di trasudare ancora amore, ancora incanto.




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