Carlo Michelstaedter. Filosofo, poeta e mistico di Roberto Fumagalli

Carlo Michelstaedter. Filosofo, poeta e mistico di Roberto Fumagalli


Titolo del Libro: Carlo Michelstaedter. Filosofo, poeta e mistico

Nome Editore: Petite Plaisance



Autore: Roberto Fumagalli

Roberto Fumagalli è laureato in Filosofia presso l’Università di Pavia. Tra i suoi principali interessi – oltre alla filosofia – il teatro e il cinema. Ha insegnato presso istituti universitari privati in Italia e all’estero. E’ stato anche autore e regista radiofonico oltre che regista-documentarista.

 

Di Cosa Parla il Libro

Questo libro vuol essere un’introduzione al pensiero di uno dei filosofi più profondi e, allo stesso tempo, meno conosciuti degli ultimi due secoli: Carlo Michelstaedter.

Carlo Michelstaeder morì suicida, nella sua stessa città natale (Gorizia), a soli 23 anni, nel 1910. Il suo scritto più importante è certamente La persuasione e la rettorica, dove egli richiamandosi non solo al Logos eracliteo e all’Essere di Parmenide, ma anche allo stesso messaggio di Buddha e di Gesù di Nazareth, vuole mostrarci quella che definisce come la “via della persuasione”, contrapposta alla “via della rettorica”, percorsa dalla maggior parte degli uomini che vivono inautenticamente.

Gli uomini “rettorici” di tutte le epoche trascorse e a venire sono, secondo Michelstaedter, schiavi della volontà e del piacere che li trascina passivamente in un continuo non essere (facendo, di volta in volta, brillare nei loro occhi la cosa desiderata), che rappresenta il loro stesso morire continuamente nel divenire infinito del tempo Chronos, nel vano tentativo di possedere se stessi.

L’uomo persuaso è, invece, colui che vincendo la sua stessa angoscia (dopo essersi fatto carico di tutto il dolore del mondo) è poi in grado di compiere quel “salto trascendente” verso l’unica dimensione reale e veritativa dell’Essere, cioè del permanere nella pace eterna, che abolisce l’illusione del divenire nello spazio-tempo.

Se, in prima istanza, Michelstaedter “indica” la persuasione, senza poterla intrinsecamente definire, come tutto ciò che non è rettorica, come una radicale inversione di rotta rispetto all’inautentico cammino esistenziale dell’uomo rettorico, quando egli giunge a trattare della persuasione in sé il suo linguaggio non può che risultare inadeguato per esprimere l’assolutezza dell’Essere; non per niente egli volle con le parole fare guerra alle stesse parole, alla ricerca di un linguaggio “risemantizzato” in grado di esprimere, almeno allusivamente, l’inesprimibile stesso.

Ecco allora che, forse con maggior limpidezza, nelle sue poesie, scritte negli ultimi anni della sua vita, si mostra in tutta la sua forza e luminosità lirica quello che filosoficamente egli non poté dire fino in fondo. La via mistica, certamente una mistica non incanalata nell’ambito religioso canonico, ma comunque essenzialmente intesa come quella via speculativa (dove soggetto e oggetto si fondono nell’uno del Logos), ma, allo stesso tempo, al di là del dire comune nella sua intrinseca ineffabilità, cioè confinata intimamente nell’esperienza irripetibile di chi l’ha vissuta.

Il persuaso è colui che riesce a cogliere l’Essere attraverso un’intuizione di stampo noetico-mistico, e ciò non vuol dire poter dare agli altri indicazioni sulla strada da seguire: Michelstaedter scrive esplicitamente che la via non c’è (e che nessun maestro può fornirla a nessun uomo: ogni uomo, in questo mondo, è il primo e l’ultimo), e ognuno deve avere la forza di trovarla da sé, senza venire mai a compromessi, ma tutto dando iperbolicamente e nulla chiedendo per sé.

La persuasione è soprattutto la vita stessa persuasa che si mostra nel mondo (più potente dell’arte stessa dei grandi artisti ammirati da Michelstaedter: Sofocle, Leopardi, Beethoven, Ibsen, Tolstoj), e vuole attrarre gli altri a sé: in ciò la vita di Gesù appare, agli occhi di Michelstaedter, come superiore a tutte le filosofie, perché in lui teoria e prassi si mostrano realmente indivise nell’unico ed eterno Logos, che non abolisce ma, nel suo slancio d’amore infinito, tutto il divenire in sé accoglie.