La Rivincita del Genere “Memoir”

La Rivincita del Genere “Memoir”


“Chiunque abbia vissuto può scriverne uno!” ha dichiarato nel 2015 durante un’intervista Mary Karr, autrice del bestseller The Art of Memoir (pubblicato nello stesso anno) e della straordinaria autobiografia Il club dei bugiardi (1995), che aveva suscitato, nientemeno, l’entusiasmo e l’ammirazione di Stephen King: “Sono rimasto folgorato dall’autobiografia di Mary KarrIl club dei bugiardi. Non solo dalla sua ferocia, dalla sua bellezza e dalla straordinaria abilità dell’autrice nel restituirci un certo lessico americano, ma dalla sua completezza: la Karr ricorda ogni dettaglio dei primi anni di vita”.

In seguito, Mary Karr è diventata un vero e proprio guru del genere autobiografico, e ancora oggi tiene corsi di scrittura di sé sia online sia dal vivo, che vanno sempre esauriti in brevissimo tempo. Anche nel nostro Paese l’offerta in questo senso è sempre più ampia, perché sono in continuo aumento le persone che sentono la necessità di essere ispirate e guidate nella stesura della propria storia, che si tratti di semplici privati, di aziende o di attività imprenditoriali. Molto spesso si ricorre all’aiuto di un ghostwriter, un professionista della scrittura che scrive il libro al posto dell’autore senza figurare in copertina.



Autobiografia e Memoir

A sostegno della sua tesi sull’autobiografia, la Karr ha aggiunto di esserne una grande estimatrice perché esso è “trash” e “primitivo” nel senso buono del termine: è proprio questo che lo rende così speciale ai suoi occhi. In effetti le autobiografie, o meglio i memoir – c’è una grossa differenza tra i due, perché l’autobiografia prende in esame la vita intera di una persona, mentre il memoir si concentra su una particolare porzione di essa, meglio se associata a un tema dominante – sembrano andare incontro a una popolarità sempre crescente. Basti pensare che la National Association of Memoir Writers (NAMW), fondata negli Stati Uniti da Linda Joy Myers nel 2007, ha visto raddoppiare il numero dei propri iscritti negli ultimi anni. Anche nel nostro Paese il genere funziona, e sono molti i titoli che riescono a scalare la classifica dei bestseller raggiungendo le prime posizioni: come lo splendido Open, che ripercorre la parabola umana e sportiva del grande tennista Andre Agassi, o il più recente Becoming della ex first lady americana Michelle Obama.

 

Dagli Albori al Presente

Sono stati gli anni Novanta a segnare l’inizio di questa nuova fioritura, con punte come Le ceneri di Angela di Frank McCourt, La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell o Lungo cammino verso la libertà di Nelson Mandela. Ciononostante, il rapporto con il mondo dell’industria editoriale è sempre stato piuttosto complicato, a meno che l’autore non sia dotato di una buona piattaforma di pubblicazione, di una “voce” narrante molto convincente e di un tema forte.

Anche per questo sono sempre più numerosi gli scrittori che, dopo essersi visti rifiutare il manoscritto dalle case editrici tradizionali, decidono di prendere in mano la situazione in prima persona scegliendo la via del self publishing. Alla base di tutto però ci vuole una motivazione autentica e profonda, una spinta che venga da dentro e che abbia a che fare con l’espressione di sé, con il bisogno di essere finalmente ascoltati e “visti”: anche così un lutto, una malattia grave, soprusi fisici e psicologici possono essere elaborati e superati, alla luce della comprensione e della condivisione.