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Se Uccidi un Angelo



Titolo del Libro: Se Uccidi un Angelo

Nome Editore: Kimerk

Autrice: Gabriella Zagaglia

Mi chiamo Gabriella Zagaglia e sono nata l’otto marzo del ’59, ma per l’anagrafe sono più giovane di due giorni, perché mio padre non aveva avuto il tempo di andarmi a registrare (così raccontava mia madre). Forse non a caso, anni dopo, quel giorno è diventato il simbolo della donna. Nella vita ho visto molto, forse troppo.

Dieci anni di orfanatrofio, mio padre emigrante mai pentito, con una nuova vita in Argentina. Oggi, ringrazio comunque la sorte per avermi donato un’altra magnifica sorella, anch’essa scrittrice e poetessa. Una vita dura, una famiglia con gravi difficoltà economiche e, a quel tempo, additata per la mancanza di un uomo nel proprio nucleo. Mia madre è stata una donna eccezionale che ha saputo reagire con forza e coraggio al suo destino avverso, una donna con la D maiuscola, di cui essere fieri. Nella mia casa, si respirava pane e arte, lei era pittrice autodidatta, quando poteva permetterselo. Quel connubio sottile che ti fa crescere in modo speciale, quel privilegio insito nella più assurda deprivazione di ogni bene materiale che ti fa sentire unica.

Sono diventata maestra d’arte, lavoravo in una fabbrica di pelouche per comprarmi i libri, diplomandomi in “Maturità d’arte applicata” con il massimo dei voti. Non ho mai creduto di poter vivere facendo la pittrice, pur amando l’arte. Avrei voluto scrivere, ma le mie poesie rimanevano chiuse nei miei cassetti, ben protette dallo sguardo pubblico. Erano i miei sogni, le mie paure, i miei tormenti, ed erano soltanto miei. Ho conosciuto l’amore molto giovane, quello che ti logora, che ti fa pulsare il sangue nelle vene, quello che ti consuma, quello maledetto.

Sono stata amata, odiata, manipolata, annientata, attraversando tutte le declinazioni possibili di un sentimento immaturo, impulsivo, violento e possessivo. Sangue, terrore e morte, come finale di una storia incredibile che non aveva alcuna possibilità di sopravvivenza. Ho perduto definitivamente qualcuno, ma mai il “qualcosa” che mi aveva lasciato, e non tutto era buono. Uno strano rapporto con l’altro sesso, fatto di abbandono, sofferenza, mancanza. Con mio padre ho trovato la pace.

Un bel giorno sono salita su un aereo e sono andata ad incontrare i suoi occhi. Ho perdonato e mi sono fatta un grande dono: una cara sorella in più. Mi sono laureata in fisioterapia e riabilitazione psicomotoria perché volevo essere utile, volevo aiutare gli svantaggiati e i bambini con handicap. Questo è ancora il mio lavoro principale. Ho insegnato nelle scuole, nelle palestre, all’università. Ho avuto un figlio stupendo, ma il mio matrimonio è naufragato in pochi anni. Un’altro abbandono, forse più una fuga: la mia. Ho cercato di nuovo il coraggio, quello che aveva mia madre per mandare avanti il suo “carro”, poi, il fulmine. Mi sono ammalata di cancro e ho giocato una partita intima con la morte, poi, la rinascita.

Ho avuto modo, dopo l’intervento dovuto alla malattia, di fare l’inventario della mia vita e, mi sono accorta, di aver dimenticato qualcosa da realizzare. Ho iniziato un periodo artistico molto fecondo, producendo molte opere e riscuotendo gratificanti successi dalla critica. Ho realizzato diverse mostre personali anche in ambito ospedaliero, creando un ponte tra la malattia e l’espressione artistica.

Da qualche anno comunque, il cassetto si è aperto e le parole sono uscite allo scoperto, dopo essere rimaste occultate per anni. Si, ho sentito (e sento fortemente) la pulsione di affiancare le parole alle immagini. Ora mi sento “liberata”. Scrivo poesie, racconti, testi teatrali, letture sociali per la gente create al momento. Scrivo perché ho ancora tanto da dire e lo farò con tutta l’energia che possiedo, senza dimenticare mai il mio passato, la mia storia.

Scrivo per mia madre, per mio padre, per gli uomini che non sanno amare e per quelli che sanno farlo. Scrivo perché sono una donna libera e voglio continuare ad esserlo. Scrivo per la vita che tanto mi ha tolto, ma tanto mi ha dato.

 

Il Libro

“Se uccidi un Angelo” vuole essere un inno alla vita. Nasce da quello che muove da dentro di me e si dipana nella realtà quotidiana, cercando un confronto tra esseri umani, una linea comune. Da donna, comprendo la mia natura e la esalto, cercando nella grande pulsione emozionale che caratterizza il genere femminile, “il segno di inizio”. Sostanzialmente è un modo di proporre un bisogno in chiave romantica, per accedere all’interfaccia maschile, all’altra “mezza mela”.

Vorrei ancora una volta, cercare di essere utile e, per farlo, ho bisogno di raccontarmi, di svelarmi, senza maschere e veli di ipocrisia. Mi affido alla poesia, tramite elettivo in grado di svelare l’invisibile, ma presente in chiave reale, sotto gli occhi di tutti. Un Angelo è un essere neutro e nel contempo, completo. Non ci sono posizioni o schieramenti di genere, c’è una donna di fronte ad un uomo, un cercarsi per conoscersi e affiancarsi. Parlo del Juarez nel Messico, della violenza raccapricciante subita dalle donne in quei luoghi in mano ai cartelli della droga e alla corruzione del potere.

Parlo dei fatti avvenuti in varie città italiane e di Macerata, a casa mia. Vorrei essere la voce di chi ha visto spegnere tutte le luci in un attimo, di chi ha lasciato il suo sangue nelle case, nelle strade, nel vento. Ho voluto, comunque, raccontare  tutto l’amore di cui gli uomini possono essere capaci, perché gli uomini giusti, esistono. Un’ottica aperta, una lente multifocale che rilevi tutti gli aspetti e le sfaccettature dell’animo umano, in un libro che vuole essere testimonianza, riflessione, incontro, comprensione e, soprattutto, perdono. Una voce nel deserto forse, una piccola luce nell’oscurità, ma sempre e comunque un atto di speranza.

 

Formato del Libro: Cartaceo

 

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